chicago music

funzione del mattino nella chiesa di obama, giro alla ricerca dei mariachi al quartiere messicano, jazz al parco, blues.

just a chicago sunday.

(mentre i repubblicani spostano la convention, a parte le formalità per la nomination, causa gustav, che potrebbe rivelarsi un’opportunità, vista l’assenza di bush e cheney, e per mostrare la capacità di gestire le crisi, ma anche, come dice ad esempio lunz, in modo a me pare convincente, riportare alla memoria l’esperienza fallimentare e tragica di katrina).

chicago transit

bella città chicago, skyline anche più di imptto di quello di new york, anche se a differenza di quello che dice maura (nel link il diario della gioranta) preferisco decisamente the big apple. affascinante poi il lago, infinito, con parchi dove oggi si suonava il jazz.

io sto a nord, in un quartiere tranquillo, di cui ho visto poco in realtà, solo passando in bici per arrivare alla fermata della metropolitana (che funziona 24hsu24!, con tanto di bike parking interno a molte fermate).

ieri avevo preso un taxi, autista un ragazzo rumeno (a denver mi era capitato un etiope, poi un tunisino che aveva lavorato tra genova, bologna, bolzano e napoli) che mi parla di amici che vivono in italia, e dei problami con i gipsy rumeni, they are bad, dice, they go on bus to steal … insomma è d’accordo con la visione mediatica-di destra (e non solo) italiana, e non sembra recepire la mie riflessioni più pacate. tutti i tassisti immigrati dicono che qui, in questi usa all’apaprenza così chiusi, si vive bene, ma il rumeno vorrebbe tornare.

oggi in metropolitana c’era la pubblicità della seconda serie di dirty sexy money, serie tv iniziata ad agosto anche su canale 5. racconta di una staricca famiglia newyorkese. mi è rivenuta in mente una frase del capofamiglia, donald sutherland, che motiva perchè voglia che il primogenito si candidi al senato. per fare la storia, dice, più o meno, perchè la storia non la fa un solo uomo, e non la fanno i partiti. la storia la fanno le famiglie. mi venivano in mente i clinton e i bush. e la possibilità che la storia la faccia qualcun altro. qualcuno che a chicago, casa sua, ogni tanto, spunta su una maglietta.

saturday

reazioni post-post obama speech e post palin nomination. sondaggi danno avanti obama di 8 punti. storicamente non eccessivo distacco. si cerca ancora di capire chi è palin. si commenta ancora il discorso. si comincia a guardare a minneapolis. tutto da politico, che come avete capito è la mia (e non solo) fonte preferita.

chicago home

arrivato ieri sera a chicago. giornata da turista, oggi, insieme alla sattaflores. sto a casa (home swap) di una tardohippie che pare faccia l’artista.

lo skyline, arrivando ieri al tramonto, di grande effetto.

per tre giorni ho due gatti.

vp

ancora su palin. e sulle donne. che le deluse dalla non vittoria di hillary possano scegliere maccain perchè come vice ha una donna significherebbe davvero che siamo ancora all’idea veterofemminista della donna a tutti i costi, che, a quanto leggo, palin e clinton non hanno davvero niente in comune. insomma donna ok, ma contano anche le idee, o no?

poi, si è parlato finora – al di là degli allarmismi della stampa italiana di qualche giorno fa su cui non si torna mai abbastanza – del possibile attentato ad obama. era una voce che, per carisma, storia, colore, kennedismo, girava già dall’inizio delle primarie, come possibilità evocata, come timore.

oggi sottotraccia c’è chi comincia a parlare anche della morte di mccain – 72 e con problemi di cuore – non per attentato, ovviamente. se ne parla perchè in quel caso presidente diventerebbe una 44enne dell’alaska con soli due anni di esperienza amministrativa e che a washington pare molti nemmeno conoscano – e immagino gli elettori.

that’s politics

mentre su cnn live parla palin, ritorno su ieri. diario intanto, poi commento più a freddo.

seguendo i consigli l’arrivo a mezzogiorno ci permette di fare solo un’ora di attesa, che le porte aprivano all’una ed entrare nello stadio ancora vuoto: “you’re the 4th people getting into this section” mi accoglie il volontario che controlla l’ingresso. si riempirà poco a poco, totalmente solo per obama.

nel pomeriggio non succede gran che, al gore, si, e richardson – anche più applaudito dell’ex vp – e will.i.am che fa in diretta yes we can, e sheryl crow e il canddiato al senato di denver e altri che solo saltuariamente distraggono gli spettatori dallo sfogliare riviste o vagare in tondo per gli anelli esterni dello stadio. o daL fare giri e giri di ola, tanto per montare ancora un po’ l’eccitazione. e grida, urletti, che se ogni tanto non gridano magari pensano di essere morti – avevo un’amica che dormiva sempre con una lucetta accesa, per poter essere sicura, se si sveglaiva di notte, di non essere morta.

il pomeriggio passa mangiando – nachos, pollo fritto, popcorn, hamburger, hotdog e salsicce broncos, panini con carne e formaggio, noccioline e quant’altro schifo possibile … con file lunghissime nell’ora prima di obama – e comprando gadget – un banchetto ogni dieci metri, ma solo ufficiali, quindi tutti con le stesse cose.

c’è il sole, ed è una giornata di festa. niente a che vedere con l’atmosfera dei congressi italiani, simile in parte alle vecchie feste dell’unità, ma prima che diventassero un baraccone solo commerciale.

le facce, gli abiti, le magliette personalizzate, i cappelli, le spillette, mai solo una, le età, i colori, immaginate quanto di più variegato vi viene in mente, e sarà ancora poco. sembriamo piccoli, simili, attaccati a differenze minime che producono identità massime, mentre qui la diversità è la ricchezza di tutti.

la tecnologia, poi. ovviamente cellulari e digitali in mano per tutti, per immortalare istanti, per dire in diretta ci sono anch’io, per rispondere alle chiamate dello staff obamiano. il capo campagna del colorado esce ad un certo punto e chiede a tutti di mandare un sms ad un numero, una mappa interattiva segnala on line – e su maxischermo – gli sms che arrivano da ogni parte degli states, e il colorado deve fare bella figura (tornerà dopo un paio d’ore annunciando oltre 30.000 messaggi … vero o falso, l’importante è dar seguito…). sullo schermo, modello mtv, appaiono anche i perchè obama inviati da i sostenitori, e le città o gli stati con i nomi di chi sta guardando da casa. simulacri di partecipazione, accando alla partecipazione live.

cartelli e bandiere, ancora, distribuiti dai volontari ogni tanto, man mano che lo stadio si riempie. cartelli semplici, change, e stelleestrisce dappertutto – l’avevo anch’io, sventolata un po’, poi rimasta lì, mente cartelli e bandiere si portano a casa!

e i volontari, poi. ce ne sono ad ogni ingresso, ce ne sono che vendono gadget, ce ne sono che distrubuiscono cartelli, ce ne sono che danno informazioni, ce ne sono che controllano, ad ogni cestino, che si gettino in modo giusto le cose riciclabili e quelle no, ce ne sono e lavorano e sono sorridenti, e alla fine anche loro vogliono entrare – e qualcuno cede – a sentire obama.

poi obama. ormai è sera, luci accese, flash come ad un concerto, d’improvviso cala il silenzio. qualcosa di mistico, anche se perso, o accentuato, da 85mile persone. smettono i balli, smettono le urla, si ascolta, e si applaude ed esulta, ovviamente, ma tutti insieme, a boati periodici – talvolta anche controtempo rispetto al ritmo del discorso.

poi i fuochi d’artificio, intorno a me saltano per il colpo, che non se li aspettavano, ed è il delirio.

l’uscita, in massa, un fiume che cammina ordinato, sorridendo, felice. that’s politics. può essere la politica.

(sul discorso ancora un po’ di attesa, che ora faccio la valigia e vado in aeroporto)

  • febbraio: 2017
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