last night in chicago

ieri, a chiudere la parentesi di chicago, di ricerca di segni obamiani, e di vacanza, cheezborger e birre, come sotto, con i fratelli moffo, chris e mike, e brad, loro amico e collega. lavorano per obama, sono nuovi amici di maura e vecchi di raffaello matarazzo.

serata davvero piacevole, a chiacchierare di obama, delle nostre impressioni da italiani in gita, delle loro convinzioni profonde – senza poi troppe differenze – della forza di un leader, della speranza di farcela, delle differenze tra politica italiana e americana, della difficoltà di cambiare le cose, della voglia di provarci … di dc e pci, di berlinguer e clinton … di calabria e new jersey …. e di musica italiana, con il juke box che suonava 883 e ramazzotti (!! ??), e moffo broth e sattaflores che cantavano, e io che mi vergognavo … calore americano, che sa di politica, di sfida in qualche modo comune. thanks to you.

5

5 hamburger (one triple and one double cheeseburger … anzi cheezborger!) e 5 birre! in una bettola di chicago, famosa per i comici da saturday night passati di là, stasera.

ora che diventavo ammericano…torno a roma.

barack hq

siamo, io e la sattaflores, nell’hq di obama. ma ci e’ fatto divieto di dire alcunche’.

update: vabbè, dai, qualcosa ve la dico, non l’organizzazione, non le cose che gentilmente chris ci ha mostrato, ma che è enorme, che ci lavorano quasi 300 persone, che sono perlopiù giovani, giovanissimi, che ci sono cartelli e scrivanie personalizzate, che si possono fare foto solo all’ingresso.

con chris moffo.

to change the world.

unfinished cathedral of democracy

torniamo sulla messa di ieri mattina. chi mi conosce sa che sono la cosa più lontana dalla religione. non credo, sono scettico, dubbioso, convintamente relativista, non ho nemmeno il fulgore quasi mistico degli anticlericali.

ma la funzione di ieri è stata qualcosa di spettacolare, ed emozionante, anche per me. nessuna crisi mistica, don’t worry, ma finalmente ho trovato quello che già a gennaio avevo cercato (di capire).

intanto tutta la prima parte è di gospel – un coro di oltre cento persone – eccitazione, balletti e scenette dei ragazzi delle classi più giovani, insieme ad un gruppo di donne più adulte. un mini spettacolo – simil musical – nello spettacolo. e già basterebbe.

in più c’è senso di comunità, ci si prende per mano, al momento della preghiera (no mani giunte individualmente), si risponde spontaneamente yes, e spontaneamente ci si alza, si balla, ci si abbraccia, si porgono le mani al cielo.

il tutto con almeno 2000 persone ad ascoltare e partecipare. e ad ascoltare anche l’invito a registrarsi al voto, possibile ogni domenica direttamente in chiesa fino al 4 ottobre.

poi arriva il pastore, che non è più wright, e non per colpa dei problemi politici durante le primarie, ma il rev. otis moss III. inizia piano, con un primo intervento che ricorda il momento storico della settimana, la nomination di un afro-americano alla candidatura per la presidenza (senza mai nominare direttamente obama). poi rivolge un pensiero a new orleans, con la preoccupazione per gustav e la commozione ancora viva per katrina. this time, ci tiene a precisare, il governo sembra preaparato. this time!

poi, dopo ancora cori, riprende la parola. e parte con un sermone che unisce senza paura e senza ambiguità di parte intimità del messaggio personale e forza collettiva di quello politico (ancora senza mai riferimenti espiciti, ma con poca possibilità di non cogliere). un appello contro l’individualismo, contro le discriminazioni per l’apparenza e l’episodicità delle condizioni temporanee, alla ricerca di un’umanità che fa ritrovare tutti vicini. e che impedisce di tenere per sè le cose positive. you can’t keep for yourself. e come lo spiega? raccontando di aver rivisto qualche tempo prima, in occasione dell’uscita del nuovo film, un vecchio indiana jones, con il figlio e la famiglia. tutti l’avevano già visto, ma il bambino non riusciva, ad ogni passaggio del film, a non partecipare la sua esperienza, a dire ora succede questo, ora succede quello. esperienza comune, quotidiana, come legame con valori, mistici e religiosi o non (ricorda anche lakoff, l’uso dell’esperienza come metafora, o forse è lakoff che riprende le parabole).

mi è parso, in fondo, lo stesso messaggio di obama giovedì, anche se con più rabbia, molta di più, più energia (per farvi un’idea date un’occhiata qua e in giro per gli altri video) molta più black rivendicazione e liberazione.

la cosa poi, al di là dei misticismi, che mi ha colpito, è la grande attenzione alle parole, a come tutto il discorso nasca da una riflessione sulla traduzione – “leper” (lebbroso) o “a men with leprocy” – che lo porta, appunto a distinguere tra condizione (che divide) e umanità (che unisce) di ciascuno. un’attenzione alle parole che, anche questa, riporta ad obama.

non ho reso, lo so, non potevo rendere. se vi capita di essere a chicago una domenica andateci. che crediate o no, ne vale la pena.

chicago music

funzione del mattino nella chiesa di obama, giro alla ricerca dei mariachi al quartiere messicano, jazz al parco, blues.

just a chicago sunday.

(mentre i repubblicani spostano la convention, a parte le formalità per la nomination, causa gustav, che potrebbe rivelarsi un’opportunità, vista l’assenza di bush e cheney, e per mostrare la capacità di gestire le crisi, ma anche, come dice ad esempio lunz, in modo a me pare convincente, riportare alla memoria l’esperienza fallimentare e tragica di katrina).

chicago transit

bella città chicago, skyline anche più di imptto di quello di new york, anche se a differenza di quello che dice maura (nel link il diario della gioranta) preferisco decisamente the big apple. affascinante poi il lago, infinito, con parchi dove oggi si suonava il jazz.

io sto a nord, in un quartiere tranquillo, di cui ho visto poco in realtà, solo passando in bici per arrivare alla fermata della metropolitana (che funziona 24hsu24!, con tanto di bike parking interno a molte fermate).

ieri avevo preso un taxi, autista un ragazzo rumeno (a denver mi era capitato un etiope, poi un tunisino che aveva lavorato tra genova, bologna, bolzano e napoli) che mi parla di amici che vivono in italia, e dei problami con i gipsy rumeni, they are bad, dice, they go on bus to steal … insomma è d’accordo con la visione mediatica-di destra (e non solo) italiana, e non sembra recepire la mie riflessioni più pacate. tutti i tassisti immigrati dicono che qui, in questi usa all’apaprenza così chiusi, si vive bene, ma il rumeno vorrebbe tornare.

oggi in metropolitana c’era la pubblicità della seconda serie di dirty sexy money, serie tv iniziata ad agosto anche su canale 5. racconta di una staricca famiglia newyorkese. mi è rivenuta in mente una frase del capofamiglia, donald sutherland, che motiva perchè voglia che il primogenito si candidi al senato. per fare la storia, dice, più o meno, perchè la storia non la fa un solo uomo, e non la fanno i partiti. la storia la fanno le famiglie. mi venivano in mente i clinton e i bush. e la possibilità che la storia la faccia qualcun altro. qualcuno che a chicago, casa sua, ogni tanto, spunta su una maglietta.

chicago home

arrivato ieri sera a chicago. giornata da turista, oggi, insieme alla sattaflores. sto a casa (home swap) di una tardohippie che pare faccia l’artista.

lo skyline, arrivando ieri al tramonto, di grande effetto.

per tre giorni ho due gatti.

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