ready to lead – terza giornata

obama è arrivato a denver. tempo di fare capolino – anche lui come noi proprio all’ultimo – al pepsi center, alla fine del discorso di biden.

non è un gran che, come oratore, questo biden. ma ha fatto la sua parte. convincente su barack, forte contro mccain, con una serie di obama was rigth, mccain was wrong su politica estera, soprattutto, ed economia. la sua migliore battuta il lapsus con cui ha chiamato mccain george. serve da pungingball, sta là a coprere le spalle, a parare i colpi, a non prenderle e a non perdere voti. poi le elezioni dovrà vincerle obama, da solo più che mai.

e poi, di biden, hanno raccontato bene la storia, dall’incidente al lungo lavoro di senatore, e la famiglia, con moglie, figli – bella l’introduzione del rampollo – nipoti, mamma direi almeno novantenne.

“obama is ready to lead.” la frase che si attendeva ieri da hillary l’ha concessa bill. un discorso senza troppo sforzo, mi è parso, ma che dimostra ancora una naturalezza carismatica, i tempi giusti, le batture, le frasi ripetute. libero ormai anche dall’impiccio di dover far eleggere la moglie (la mia idea è che in cambio del eprdono per monica hillary gli abbia chiesto, a suo tempo, di farla eleggere presidente!..) è davvero una forza, è ancora un leader.

television road to texas

finito il montaggio del documetario arrivo a casa in tempo per il dibattito dem in texas. primo dibattito dopo quello il california.

obama meglio nella presentazione iniziale, incrociando persone e cambio del fare politica a washington (ha insistito molto ieri, obama, sul tema del contrasto a lobby e gruppi di interessi), mentre hillary esperienza personale (come al solito partendo da 35 anni fa…) e rapporti politici.

bel dibattito, alla pari, sulla politica estera, in riferimento a castro, e sul ruolo che deve giocare il presidente nei processi diplomatici: concedersi solo con i buoni (clinton) o dare un segnale di cambiamento assumendo un ruolo attivo e una presenza diretta negli incontri con i “nemici”?

un po’ moscie le risposte sull’economia …

poi mi sono addormentato, qua gli higlliths, qua commenti agli altri passaggi.

differita italiana

da milano, mentre i corsisti del master cui sto facendo lezione lavorano a progetti di campagna, con in mente le cose ammericane che abbiamo visto ieri, provando a farsi ispirare per idee sulla campagna italiana.

obama e mccain segnano ancora un punto, vincendo in maryland (mccain 55%, huckabee 30 – obama 60, clinton 37), washington dc (mccain 68, huck 17 – obama 75, clinton 24) e virginia (mccain 50, huck 41 – obama 64, clinton 35).

il tema, tra i dem, è come (e se) hillary riuscirà a tenere un febbraio di sconfitte in attesa del voto del 4 marzo, con ohio e texas, tenendo anche il vantaggio che i sondaggi le concedono in quegli stati. l’onda dei successi di obama, la sua crescente electability, il contraccolpo psicologico della fila di sconfitte (con margini sempre più netti per obama) di quella che fino a poco fa era la front runner rendono la situazione del clan clinton difficile, e il recupero a questo punto altrettanto difficile.

ieri sera solite newsletter: david plouffe, per obama, parla di “big night” (5.31 am), hillary, anticipando la sconfitta (scrive 8.30 pm di ieri), con in oggetto “you touched my heart”, ringrazia gli elettori. ancora brutto segno: ringraziano i vincenti e gli sconfitti, non chi è ancora in corsa.  

dem results newsletters

10.27pm
Dear paolo,

From Oklahoma, Tennessee, and Arkansas, to New Jersey, Massachusetts, and my home state of New York, the good news just keeps coming in. We’re off to a great start tonight, and I know it would not have been possible without you.

It’s not over yet. Votes are still being counted and we may not know the full results until tomorrow. But I wanted to make sure I thanked you for all you have done because, yet again, your support has given us the momentum tonight.

Thank you,

Hillary Rodham Clinton

2.35am

paolo —

The votes will be counted into the night and into tomorrow, but today we won states and we won delegates in every part of the country.

As of right now, we have won more states and delegates than Senator Clinton. It’s a remarkable achievement we can all be proud of.

Tonight, we know one thing for sure — our time has come, our movement is real, and change is coming to America.

At this moment in history, the stakes are too high and the challenges too great to play the same Washington game with the same Washington players and expect a different result.

This time must be different.

There will be those who say it cannot be done. But we know what we have seen and what we believe — that when ordinary people come together we can still do extraordinary things.

Yes, we can.

Thank you so much,

Barack

  • agosto: 2017
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